Pro Roma Mariana

Fátima e a Paixão da Igreja

LETTERA APERTA DI UN FEDELE A DON RICOSSA DELL’IMBC

Publicamos aqui em italiano esta dolente carta aberta de um fiel ao Superior do Instituto Mater Boni Consilii, don Francesco Ricossa, pela importância que ela reveste – na sua simplicidade – ao chamar a atenção para a questão crucial da Igreja de nossos dias, concernente o Papado.

De fato, depois de fazer um brevíssimo resumo dos eventos que desde o funesto Vaticano 2, abalam a vida da santa madre Igreja, ele enfrenta o erro principal que a acomete da parte de seus filhos mais dedicados, envolvidos em fatal confusão. Esta deriva da falta de um papa, isto é do sucessor de São Pedro, Vigário de Nosso Senhor Jesus Cristo, por cuja fé Ele reza. Já isto devia fazer entender que se trata da pessoa única em toda a Terra que, tendo recebido tal poder imediatamente de Deus, não falha na Fé mas a confirma aos homens infalivelmente . Poderiam os fieis da Igreja dispensar a necessidade dessa presença, instituída pelo Seu Fundador e Chefe, alegando razões segundo sofismas de ordem canônica? Pois é o que ocorre lamentavelmente e perdura, como relata esta carta; a atual preocupação religiosa destes concentrou-se mais em justificar a «autoridade herética» na Sede de Pedro do que orar e operar para o retorno de um Papa católico apostólico e romano. Hoje, ao contrário do passado, até ambientes ditos tradicionalistas, vivem tranquilos  sem a guia do Papa. Pior, reconhecem quem em veste papal ensina heresias, para desgraça universal como tendo poder para ai restar. O Senhor instituiu o Seu Papado como necessário para a salvação; eles dispensam a presença do papa da fé íntegra e pura, porque se contentam com um «papa herético» acolhido pelo mundo, e justificam o seu poder com inúmeros artifícios verbais ditados pela conveniência – que chamam de prudência. Que mal não virá ainda, depois de tudo isto!

*  *   *

Caro don Francesco, sciolto il Coetus dei ‘conservatori’, che nulla conservarono, mons Lefebvre fondò la FSSPX e il seminário.

  1. Purtroppo, questo fondatore dotò l’opera sua, di per sé encomiabile, di gravissimi errori.

Primo, a) non riconobbe (Roncalli e) Montini e ‘successori’ come ecclesiastici modernisti, cioè infetti dalla peggiore eresia. b) In questa veste erano inabili a ricevere autorità, potere e dignità, essendosi autoesclusi dal Corpo mistico della Chiesa. a) e b) della quale furono dichiarati i più perfidi e i più pericolosi nemici. In questo solo periodo si incrociano – ben armonizzate – le sentenze di  a) Cum ex apostolatus e di  b) Pascendi!

Secondo, riconoscendoli Sommi Pontefici, si arrogò il ‘diritto’ di contestarne gli ‘errori’ come se, riguardo al Papa, ignorasse Pastor aeternus.

Terzo, dopo aver accolto come docente il domenicano padre Guérard, non secondo a nessuno dei maestri di quel seminario, lo licenziò allorché il Religioso gli espose il problema dell’Autorità nella Chiesa.

Questo provocò un emorragia di Sacerdoti e Seminaristi dalla FSSPX tra i quali don Francesco Ricossa, che fondò l’Istituto M.B.C. e il seminario.

  1. Purtroppo, anche questo fondatore dotò l’opera sua, di per sé encomiabile, di un gravissimo errore.

Dopo aver riconosciuto ed accolto, come cattolicamente ortodossa, la tesi del padre Guérard sull’assenza di Autorità nella Chiesa, a causa dell’eresia modernista, ne sposa un’altra, del medesimo domenicano.

È la ‘thesis a Cassiciaco’ , vero e tremendo tormentum belli contro il Papato. Con questa tesi il teologo ipoteca la sua (un tempo notevole e ben meritata) fama di docente tomista. Infatti si inventa un sofisma da scolaretti (quisquilio, il cui richiamo alla filosofia pagana o cattolica fa cader le braccia), per avallare la realtà di un papa materialiter-formaliter, che “garantisca successione apostolica, unità, visibilità”.

Né dà credito a chi ha redatto analisi e commenti pro ea, in lingua classica o moderna. Questa tesi, ai bei tempi, sarebbe stata spedita dal Censore direttamente all’indice, sulla scorta della lettura del titolo.

II domenicano dimentica che: poiché il Papato è impersonato da un successore di Pietro, rivestito da Cristo di Autorità e Potere, ed assistito per l’inerranza dottrinale dallo Spirito Santo, 1’istituzione del Papato ed il Papa non hanno mai surrogati, neppure in tempo di sede vacante.

Assurde sono le pretese che il materialiter assicuri quelle prerogative, circa le quali bisogna ribadire: che l’unità nella Chiesa solo la Fede 1’assicura (una sola Fede, un solo Battesimo…); che la successione apostolica nella Chiesa Cattolica solo un auten­tico Pontefice 1’assicura (la Fede e 1’apostolicità dell’ultimo autentico Papa si saldano con la Fede e 1’apostolicità del successivo autentico Papa: nella vacanza perdurano i frutti del deceduto, o questo vi pare sciocco?; che la visibilità della Chiesa è assicurata dai veri cristiani, cioè dai battezzati che professano la Fede e la Dottrina di Gesù Cristo (i veri cristiani sono oggi piccolo gregge, ma sparso in tutto il mondo: forse al mondo non esiste uno stato, nel quale non viva nemmeno un seguace – cattolico – di Gesù Cristo). La visibilità non viene dalla gerarchia modernista, né dall’esercito sterminato dei modernisti! Questa non è una barzelletta: anche se scritta nel catechismo dei bambini, è consolidata Dottrina delia Santa Chiesa.

In realtà l’Istituto aderendo ostinatamente – nonostante la reiterata negativa e disastrosa esperienza del materialiter sulla cristianità – alia tesi guerardiana, suggerisce ed alimenta il sospetto di obbedire al consiglio di qualche ‘potere’, il quale la ‘tesi’ non disturba più di tanto, e che promette di non ‘disturbare’ l’Istituto!

Per mons. Lefebvre /’oggetto del contendere era l’obbedienza ad un papa; trovandolo legittimo assieme al suo clero ed episcopato. Per l’Istituto l’oggetto del contendere è tutta la gerarchia, ed il clero, che il CV2 ha rivelato tutto modernista.

Ora la tesi di Cassiciaco si rivela iniqua dottrinalmente per molteplici atteggiamenti, quali:

  • L’Istituto rigetta il Magistero autentico di un Sommo Pontefice, e assume a Regola l’opinione di un chierico minore qual è un sacerdote, che ‘demolisce’ la Bolla di Paolo Quarto.
  • per la tesi di Cassiciaco in dettaglio l’Istituto:
  1. ritiene i ‘cardinali’ modemisti non extra ecclesiam;
  2. li ritiene dotati di potere ed autorità;
  3. li ritiene in diritto di fare un conclave;
  4. ritiene legale e valido un loro ‘conclave’;
  5. ritiene sacrosanto il ‘voto’ col quale eleggono un materialiter;
  6. ritiene l’«eletto», che sanno modernista, soggetto idoneo a divenire successore di S. Pietro;
  7. lo indica correntemente coll’abusivo ‘soprannome’ che il tizio si è dato;
  8. lo accetta ’materialmente’, sapendo che opererà per la distruzione della Fede in molti e molti condurrà a dannazione; e soprattutto (ecco lo sproposito!!!) avalla uno che — in materia e forma — non è che l’usurpatore della Sede di Pietro, come dire un demonio in forma umana…
  9. accetta ed applica questa ‘tesi’, sapendo che tutta la gerarchia (e tutti i ‘cardinali’) è infetta di modernismo, e pertanto ogni loro atto (e ogni loro ‘conclave’) è contro lo Spirito Santo, per­ché procede dal loro peccato che è: impugnare la Verità conosciuta;
  10. l) li chiama, si, modernisti, ma nei fatti smentisce le proprie paro­le;
  11. m) infine, si appella alla Madre del Buon Consiglio, ma non finisce di imitare la loro antenata ‘matrigna’, la fsspx allor quando confida (come mons. Lefebvre) che la ‘tesi’ non costituirà un problema per l’intelligenza e l’acquiescenza dei fedeli, pratica odiosa ed odiata, non di meno sperimentata ‘efficace’ e quindi anche da l’Istituto messa ‘a frutto’

* * *

Carissimo don Francesco, figliolo di quei genitori ai quali anch’io voglio molto bene. La vita (e l’azione) del rev. p. Guérard è divisa in due distinti momenti. Primo, dalla sua giovanile consacrazione al Signore, fino al giorno che rivelò lo stato della Chiesa Cattolica in tutta la sua tragica realtà: l’assenza dell’Autorità – vicaria dell’Autorità Divina, cioè: non c’è il Papa. Egli lo esplicita dicendo che dal ’65 in Cattedra siede un cardinale non papa, perché infetto di modernismo. Ma un usurpatore su quella Cattedra altri non è che un anticristo.

Non so se p. Guérard sia stato il primo in assoluto a fare tale di- chiarazione – denunzia. Chiunque abbia fatta, in ordine sparso, non può averla fatta “ex sanguinibus, neque ex voluntate carnis, neque ex voluntate viri, sed ex Deo. ”

Poi però c’è il secondo momento del domenicano, ed è un momen­to terribile, sembra quasi un ’ altra persona. Che cosa lo rende terribile? Eh! quella cosa! La tesi è terribile innanzitutto perché vuol gettare alla Chiesa, al Papato…un ancora di salvezza! Un’ancora non dal Cielo come ci si attende, vista la prevaricazione di clero e fedeli a livello planetario, ma da un figlio di Adamo, che come tale non ha la potenza interiore per operare un tal miracolo. Beninteso, egli non fa della tesi la bacchetta magica per cacciare l’intruso e dare alla Chiesa un successore di Pietro, e questo lo fa apparire come nel possesso delle sue facoltà. Ma questa tesi, giocata a tavolino, sembra una partita a scacchi, ove ogni mossa è perdente.

Per forza! La tesi sembra firmata dal chiappino, piuttosto che dal domenicano attesaché, lungi dal procurar bene alla Chiesa, è espressione di empietà verso di essa, ed è espressione di unacum moder- nistis, attraverso la prassi indicata di sopra ai punti a/m.

*  *  *

Un solo voto è indirizzabile al Cielo: che ispiri il Superiore a sciogliersi da questa impostura, dedicandosi unicamente a ciò che il Signore ha sempre desiderato che i Sacerdoti facessero: questo fu l’impegno che egli prese, prima entrando in seminário, poi all’atto della sua Ordinazione, e da quel giorno fino a che non si impattò con la ‘tesi’.

II buon Dio, che di pietà verso di noi ne ha infinita, non tarderà ad ispirare. Ma se non vi fosse risposta, la stessa Madre del Buon Consiglio, che è Sede della Divina Sapienza, illuminerà Sacerdoti, Seminaristi e Religiosi sull’empietà della tesi contro l’onor di Dio, sulla sua perversità contro la S. Chiesa, sulla sua pericolosità per le anime.

Allora chi ha puro cuore e retta mente griderà: “La tesi è nuda!”, nuda di ortodossia, sovrabbondante della più grave eterodossia, e vedranno che padre Guérard sta a Paolo IV come i modernisti stanno a S. Pio X, ossia alla Fede.

Le defezioni, che in tali casi si verificano, non sempre si rivelano scelta efficace: solo chi è disposto – fuggendo ogni errore — a porre proprio tutto su un unico piano, quello della santità, troverà pace e riposo in Dio, e la sua azione sarà pura come il suo cuore e la sua mente, e sarà ben accetta al Signore. E grande sarà il frutto benefico tra le anime.

Tuttavia, il ripudio totale della tesi e di giochi consimili eviterà abbandoni, poiché sarà sensibile a tutti lo sgravio dall’anima di un’ ipoteca, il cui prezzo per il riscatto sarebbe non altissimo ma impossibile!

Carissimo don Francesco, la normalità, in questo stato della Chiesa spaventosamente anomalo, è possibile. La normalità – per Sacerdoti e Cristiani fedeli – sta nella Fede in Dio, nella Speranza in Dio, nella Carità in Dio come Egli l’ha praticata e come ce 1’ha raccomandata. Null’altro. L’unica giustificazione che l’Istituto è tenuto a dare è la costatazione e dichiarazione dell’assenza dell’Autorità, causa la perversione della ex gerarchia.

Gravissimo è il dovere della nostra Carità verso i modernisti, ma questa non può esplicarsi che coi rimedi tanto raccomandati dalla S. Vergine: ”Pregate e sacrificatevi per i peccatori!”, fatte salve quindi le censure imposte dalle Leggi Divine e dalle leggi ecclesiastiche.

❖ ❖ ❖

Parole di un cristianaccio, che prima di inviarvele le presenta al buon Dio, perché le ripulisca e vi metta i puntini sulle “i”. Prego istantemente che il Signore vi mostri la strada per uscire dal tunnel il quale, essendo buio, non potrebbe indicare né illuminare il vostro cammino e pertanto vi tratterrebbe sine die. Ripartite dall’84, quando ci assicuraste che la vostra sortita significava fuggire dall’errore di mgr Lefebvre, sintonizzatevi in quel giorno che offriste alla S. Vergine voi stesso e 1’opera vostra, che si rivelò asilo spirituale, per trovare la fede o per alimentarla coi Sacramenti e la Dottrina.

Sono ormai uno scatorcio fisicamente, ma il ricordo del bene ricevuto mi fa tuttora del bene; tuttavia non posso prestare ulte­riormente il fianco alla tesi nella quale, disgraziatamente, sono state invischiate tutte le vostre attività e tutti i vostri membri.

Mi resto col mio Rosario, il quale ad ogni posta esprime a questo fine la decina per voi.

Mi resto con 1’impegno di cercare ed amare non altri che il Signore, se mi toglie il Papa altro pensiero non voglio avere che cercare e amare il Redentore, amarlo per quanto non 1’ho amato. Mi resto con la speranza che nel prossimo futuro rivolgiate alla SS. Madre di Dio una preghierina per me: se vivo mi accompagnerà al Giudizio, se morto sarà per mio suffragio. Tutti poi coltiviamo il desiderio e la speranza di ritrovarci in Paradiso, ove sapremo meglio di adesso che cosa vuol dire Pace e Bene.

Luciano  omonimo (non – purtroppo – copia conforme) del Prete Martire di Nicomedia ‘)

Oremus pro Ecclesia Sancta Dei.

Domine, protege eam, et sanctifica eam, et gloriosam fac eam in terra, nec tradatur illa in manus inimicorum suorum.

a Bergoglio invece cantiamo: ‘Tu, es tetrus…et super hanc petram elidatur cucurbita tua!”

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