Pro Roma Mariana

Fátima e a Paixão da Igreja

«TEOLOGIA DA STRADA» OVVERO ANIMAZIONE PER LA GRANDE APOSTASIA

Sreet-IPEG

 

Arai Daniele

Ecco il nuovo saggio del Prof. Enrico Maria Radaelli: «Street Theology», teologia di strada, che tratta della «scristianizzazione o Grande Fuga dalla realtà della Chiesa post moderna dal Concilio Vaticano II a Papa Francesco, Edizione Fede & Cultura, Verona, 2016, pp. 199.»

Sarà presentato a Verona, il 4 settembre 2016, SALA CONVEGNI DEL PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA, PIAZZA BRÀ (DI FRONTE ALL’ARENA), ORE 15,30. Con la presentazione del MONS. PROF. ANTONIO LIVI PRESENTA. Saranno presenti, tra gli altri, Mons. Arcivescovo Luigi Negri, il Prof. Ettore Gotti Tedeschi e il Prof. Giovanni Zenone. Sarà presente l’Autore.

Il libro di Radaelli ha un titolo – STREET THEOLOGY – e una copertina, che già rappresentano una flagrante sfida. E infatti esso viene descritto: «Uno schiaffo. Anzi, più di uno: adamantino, logica stringente, animo puro, Radaelli ci ha abituati così. E non poteva esservi titolo più indovinato di Street Theology, da “Street Art”, Arte di strada, o da strada, dunque Teologia di strada, o da strada, altro che san Tommaso, per rendere in due parole la drammatica situazione che sta vivendo la Chiesa dal Vaticano II a Francesco, dove tra un papa e l’altro Radaelli, con potenti argomenti, dimostra e illustra una continuità di fondo che però mette in subbuglio quella coi papi precedenti, «come l’arte di un Giotto o di un Michelangelo – scrive – la mette con un Haring o un Basquiat ». È sempre magistero [da strada], lì, e qui è sempre arte, ma questa è Street Art, e quella, appunto, è Street Theology.»

Il grave problema è che queste «teologie», piuttosto demagogie, sono accolte come magistero delle avanguardie conciliari che occupano il Vaticano e che oggi, con Bergoglio, hanno sorpassato l’avversione modernistica alla retta filosofia e ragione. Basta adocchiare ai loro «principi non negoziabili» leggendo i «quattro postulati» che ispirano il governo della Chiesa di Bergoglio, di cui il primo: “il tempo è superiore allo spazio”. Dei monaci sono già al lavoro per spiegare perché ciò non sta in piedi, informa l’arguto, ironico e valente Sandro Magister.

Nel libro in questione, «Street Theology», ancora non si può trovare spiegazioni su questi «principi non negoziabili» poiché i nuovi principi bergoglioni spuntano come funghi e coglierli implica una corsa senza fine. Ora, gli schiaffi adamantini di logica stringente venuti da Radaelli, seri e soppesati, richiedono tempo, anche alla luce del pensiero solido di Romano Amerio che, come si ricorda, ha raccolto dal 1935 al 1985 gli elementi per scrivere il suo notevole «Iota Unum». Radaelli deve accorciare i tempi, ma non il rigore del caso, che spero vivamente arrivi alla vera questione: della legittima autorità nella Chiesa.

Legare il nome di quel noto vaticanista al lavoro del valente filosofo Enrico Maria Radaelli non è casuale. Sandro Magister ha già associato Radaelli a iniziative della sua informazione d’assalto. Queste potrebbero svegliare reazioni cattolica nella difesa della Fede. Così è stato quando il 15 giugno 2015 ha curato il commento di una bozza, pubblicata sul sito dell’Espresso, dell’enciclica «Laudato sì», ancora sotto segreto prima della pubblicazione ufficiale. A seguito di ciò padre Lombardi comunicò la sospensione della tessera d’accredito di Magister presso la sala stampa della Santa Sede. Parimenti, il 12 ottobre 2015, durante lo svolgimento del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, Magister ha pubblicato la lettera dei 13 cardinali indirizzata a Bergoglio con la critica alle “nuove procedure sinodali”, volute dallo stesso Bergoglio. Tuttavia, la sospensione della tessere è stata dichiarata finita nel dicembre della nuova misericordia.

Valente testimonianza accademica di Radaelli

È bene ricordare l’opera di Enrico Maria Radaelli come testimone cattolico in questi tempi bui. Essa è sorta inizialmente nella sua qualità di curatore unico dell’Opera Omnia del grande Romano Amerio: da «IOTA UNUM» al ZIBALDONE, e il libro che Romano Amerio considerava il suo più importante: STAT VERITAS. Inoltre, gli inediti trascritti a Lugano nel 1996, quando l’Autore era impossibilitato di scrivere a causa della sua cecità – era l’anno prima della sua scomparsa con 92 anni:  INUTILITÀ ASSOLUTA DEL DOLORE RIFIUTATO.

E c’è da ricordare il punto cardine del pensiero ameriano, seguito da Radaelli e qui sintetizzato dal teologo mistico don Divo Barsotti: “Amerio dice in sostanza che i più gravi mali presenti oggi nel pensiero occidentale, ivi compreso quello cattolico, sono dovuti principalmente a un generale disordine mentale per cui viene messa la ‘caritas’ avanti alla ‘veritas’, senza pensare che questo disordine mette sottosopra anche la giusta concezione che noi dovremmo avere della Santissima Trinità”. In effetti, Amerio vide proprio in questo rovesciamento del primato del Logos sull’amore – ossia in una carità senza più verità – la radice di molte “variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX”: le variazioni che egli descrisse e sottopose a critica nel primo e più imponente dei due volumi citati: “Iota unum”, scritto tra il 1935 e il 1985; le variazioni che lo portarono a porre la questione se con esse la Chiesa non fosse divenuta altra cosa da sé.

L’incredibile rovesciamento descritto è continuato ed è arrivato al colmo con Jorge Bergoglio. Si tratta piuttosto dell’abisso per quel mondo che lo accoglie in delirio. Nel libro di Radaelli il tema ai svolge intessuto in una rete di 40 argomenti che costituiscono l’indice molto efficace di quest’analisi per la costatazione della gran «fuga» della «Chiesa conciliare»; fuga dalla verità verso la nuova idea d’«amore», coltivata dal mondo moderno. In questo senso è centrale il capitolo 12 – «La questione del Filioque, perno di tutto il creato» (p. 52). Sulla questione si veda «L’Osservatore Romano», 18 marzo 2009: PER NAZISMO E COMUNISMO IL PRINCIPIO NON È IL VERBO MA L’AMORE. Titolo originale: “La questione del Filioque. Ovvero la dislocazione della divina Monotriade” (Per gentile concessione di E. M. Radaelli).

Penso sia un pregio di questi lavori aver descritto la continuità della fuga conciliare, crescente da Roncalli a Bergoglio, sempre nello stesso senso  – fuga a cui manca solo costatare non solo la rottura con la Tradizione, con la Filosofia, ma chiaramente con la Dottrina e la Liturgia e perciò con l’Autorità di Cristo; Quindi, fuga ereticale alla luce dei preambula fidei. Essa, nel 1962, precedete ogni altra fuga di un mondo stralunato, dal delirio sessantottino in poi, pure nelle ombre sinistre della Scuola di Francoforte di Marcuse e compagni. Per loro “il principio d’identità e di non-contraddizione sarebbe stato il preambolo all’orrore nazista”! «Tout se tient» in materia d’idee rivoluzionarie, moderne e moderniste, per cui se «Papa Roncalli fu il primo fuggitivo» (cap. 8) ad aprire porte e finestre della Chiesa con “l’intenzione segreta di non inimicarsi mai il mondo”, la «Chiesa ecumenista» di Bergoglio con l’«Amoris letitia» accelerò la corsa, che si tramuta in grande fuga dei fedeli dal sacro, dal vero, dalla ragione, nella più ampia libertà di scelte religiose nel seno di questa «nuova Chiesa». Sì, perché fu l’amico di Paolo 6, il pensatore francese Jean Guitton, già durante il Vaticano 2, a spiegarlo: con tale «vatican d’eux» la Chiesa cattolica è morta per far posto alla (più universale) «Chiesa ecumenista»! E Bergoglio lo conferma; Dio non è mica cattolico!

Al ricevere il libro dell’amico Radaelli con una bella dedica, memore della nostra amicizia di allora, penso che sia utile, anche per portare avanti i propositi battaglieri del libro, ricordare alcune tappe bruciate e altre sospese. Infatti, vi è una schiera di cattolici di buona volontà che a loro rischio e pericolo portarono avanti l’ostico compito della denuncia alle deviazioni attuali. Ma si tratta di denuncie ai mali sempre periferici in rapporto alla «somma autorità» che li avviano. Denuncie senza alcun riscontro riguardo alla questione centrale; dell’adulterazione della vera Autorità di Cristo nella Chiesa. Anzi, denuncie che richiedono alla stessa «autorità deviata» – quella della «teologia da strada» – di condannare infallibilmente quanto promuove!

Di alcuni di esse ho parlato nel mio articolo «L’INDIGNAZIONE “SINE GAUDIO NEC SPE” DEI “DOTTI” BARCOLLANTI NEL FUMO! Del 31 gennaio 2014. In esso trattavo di iniziative bruciate come quella del libro «La Bella Addormentata» (BA) di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro (Avamposti, Vallecchi, Firenze, 2011), sul «perché dopo il Vaticano 2º la Chiesa è entrata in crisi. Perché si risveglierà». Allora esso non è apparso isolato, ma in seguito a altre prese di posizione come quelle di Mons. Gherardini, e delle testimonianze di alcuni vescovi, come Mario Oliveri. Questi libri si aggiungevano a tanti altri precedenti, per esempio quelli di P. John O’Malley s.I., «Che cosa è successo nel Vaticano II (Vita e Pensiero, Milano, 2010); quello di don Andrea Mancinella, «1962 – Rivoluzione nella Chiesa», (Ed. Civiltà, Brescia, 2010), l’altro di don Luigi Villa, Vaticano II DIETRO FRONT, della stessa editrice, e «Cien años de modernismo, genealogia del Vaticano II» di P. Dominique Bourmaud (Ediciones Fundación San Pio X, Buenos Aires, 2006). E ancora altri in diverse lingue.

La soluzione di Gherardini si riassume nella richiesta di sottoporre a riesame i documenti del Concilio, per chiarire una volta per tutte “se, in che senso e fino a che punto” il Vaticano II sia o no in continuità con il precedente magistero della Chiesa. Il libro è introdotto dalle prefazioni: di Albert Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo ed ex segretario della congregazione per il culto divino, e l’altra di mons. Mario Olivieri, vescovo di Albenga-Imperia, che si unisce “toto corde” alla supplica al Santo Padre che il libro di Gherardini racchiude.

Si tratta di libri di grande erudizione clericale, vicino ai quali i miei vecchi articoli e traduzioni in materia, così come il mio «L’ECLISSE DEL PENSIERO CATTOLICO», del 1997, hanno solo il pregio modesto dell’anticipo; ma forse pure il piccolo pregio della testimonianza cattolica, che pone la speranza nella soluzione secondo la legge della Chiesa e i disegni divini per i nostri tempi; nella presa di coscienza per una vera «resilienza cattolica», centrata sulla Fede integra e pura!

Monsignor Brunero Gherardini, ha scritto «Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare», con la supplica di chiarimento indirizzata al Capo Vaticano. Rimasto senza risposta, fece seguire l’altro: «Il Concilio Vaticano II. Il discorso mancato» (2011). Risposte: Zero/zero! Eppure, allora sembrava che in vista del liberalismo imperversante si fosse aperto uno spazio per la discussione dei gravi problemi nella Chiesa. Niente. Oggi, perfino trovare su internet quel teologo dei Francescani dell’Immacolata che era accanto a mons. Gherardini quando ha lanciato tale libro, sembra impossibile. Vi era anche il vescovo di Albenga mons. Mario Oliveri che mi ha onorato con due chiamate telefoniche quando ero a Fregene. Infatti fu proprio Radaelli a parlare di me e dare il mio libro sull’Eclisse del pensiero cattolico al Prelato. Egli, nella prima chiamata, mi sorprese chiedendo, con la sua voce forte, quale pensavo fosse l’uscita per la crisi suscitata dal Vaticano 2. Sarà rimasto deluso con la mia risposta che esso va cancellato perché rappresenta un progetto unitario di mutazione protestante. Nella seconda chiamata, dopo qualche mese, mi ha detto che, invece, si doveva cercare di correggerlo perché le sue riforme erano ormai inevitabili. Cosa potevo dire? Ma ho pensato che prima o poi, lui stesso, nella sua morbida resistenza, avrebbe conosciuto le grinfie di quel brutto mostro.

Perché racconto questo? Perché tutti questi mezzi resistenti a quanto è contro la Fede della Chiesa, «resistenze» riverenti alla falsa autorità che promuove tale scempio, fatalmente si mettono, prima o poi, nelle mani del nemico. È di adesso la notizia di LA STAMPA SAVONA che iI vescovo Mario Oliveri dopo aver incontrato Bergoglio ad aprile è mandato “a riposo” a fine agosto. Dopo il suo lungo episcopato, il “licenziamento” è deciso personalmente dal suo «papa». Decisione maturata a causa dei casi di pedofilia in una diocesi troppo chiacchierata? Fatto è che già il 27/10/2015 il vescovo coadiutore, che ha la fiducia di Bergoglio, incontrò in procura l’inquisitore dei preti pedofili per trattare. Chi rimane per difendere mons. Oliveri?

Tornando al libro di Radaelli, esso indica una resistenza di diverso spessore. Infatti, già di fronte ai contenuti dell’enciclica Lumen Fidei, scritta da Benedetto XVI e firmata da Francesco, troviamo un suo giudizio devastante: «Colpisce in questa Lettera enciclica sulla fede, l’assenza totale della parola dogma, di un concetto, cioè, ormai bandito dalla Chiesa da tempo: esattamente da cinquant’anni. Nella Humani generis, per esempio, essa compare sette volte e altre tre in parole derivate, e nella Pascendi Dominicis gregis diciassette volte più cinque in derivate». Negli anni Sessanta c’è stato un passaggio di mano della conduzione spirituale, culturale e morale del mondo, via via più accentuato, per cui oggi a condurre i popoli non è più la Chiesa, ma «l’élite laicista», e infatti il mondo si è ateizzato e la Chiesa ha perso milioni di anime, che Francesco sta cercando in tutti i modi di recuperare (mezza frenata diplomatica). Ma chi, come e quando ha causato questo spostamento di leadership?»

«I teologi moderni non avvertono le difficoltà intrinseche del dogma, ma corrono diritti alla ‘lectio facilior’ mettendo in soffitta tutti i decreti dottrinali del Magistero. E non si accorgono di negare così il valore del battesimo e tutto l’ordine soprannaturale, cioè tutta la nostra religione. Anche in altri punti il rifiuto del Magistero è diffuso. L’inferno, l’immortalità dell’anima, la risurrezione dei corpi, l’immutabilità di Dio, la storicità di Cristo, la reità della sodomia, il carattere sacro e indissolubile del matrimonio, la legge naturale, il primato del divino sono altrettanti argomenti in cui il Magistero dei teologi ha eliminato il Magistero della Chiesa. Questa arroganza dei teologi è il fenomeno più manifesto dell’autodemolizione”.»

Eccoci, sempre di nuovo alla questione dell’Autorità nella Chiesa quando, a capo di tali teologi, c’è il «teologo da strada». Ma come si può difendere la Chiesa del Dogma, senza professare che dogma significa decreto emanato dall’autorità religiosa per definire principi fondamentali insegnati dal Signore stesso? A questo punto non è difficile misurare l’allarmante vastità della confusione che si è introdotta nella Chiesa cattolica a causa della teologia soggiacente ai documenti del Vaticano 2… quando in nome di questa Autorità si proclamò il «diritto umano» alla libertà di contraddire e predicare il contrario di quanto insegnato dal Magistero cattolico. Quest’idea sviata, in pentola dal tempo di Roncalli (causa di turbamento nella nostra amicizia), per cui vi possa essere un insegnamento pontificio incerto, sfuggente, opinabile, pastorale… da strada, come divenne quello del Vaticano 2 nei decenni successivi, è contraria alla Dottrina cattolica. (Ciò fu già chiarito da Fra Leone in questo sito, oltre che su Radio Spada). Vani perché contaddittori sono quindi i distinguo su insegnamenti «papali» che possono ministrare sistematicamente l’errore.

La sola soluzione fedele e pure filosofica al gran dilemma della contraffazione in atto nella Sede romana è a un tempo troppo semplice e troppo dura: distinguere le due chiese, come sant’Agostino distingueva due città. E poiché la teologia è il mezzo per la distinzione, la Chiesa di una «street theology» non può sussistere nella Chiesa dei 260 Papi e 20 Concili ecumenici!

Per ora il nostro divario rimane; non reclameremmo mai una conferma di Bergoglio; al contrario, risalendo da lui a Roncalli, riconosciamo già numerose e inaudite conferme del loro lavorio ereticale per ergere detta «chiesa conciliare»… della grande apostasia!

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