Pro Roma Mariana

Fátima e a Paixão da Igreja

LIBRO `TABÙ O SITUAZIONE ECCLESIALE CHE SI VOLGEVA AL MOSTRUOSO?

LIBRO `TABÙ O SITUAZIONE ECCLESIALE CHE SI VOLGEVA AL MOSTRUOSO?

Arai Daniele

Episodio poco ricordato de 1969, ma che rappresenta un momento speciale nella vita della Chiesa, fu la presa in atto dei preti, in maggioranza francesi e preparati. Arrivati a quell’anno capivano che la situazione ecclesiale sotto Paolo 6 si svolgeva al mostruoso; cioè dell’eresia che dilaga contro la liturgia e la dottrina, per mano di una presunta autorità.

Si riunirono presso l’abbé Georges de Nantes. Erano il Gesuita Saenz y Arriaga, l’abbé Coacche. Le Père Guérard des Lauriers, P. Barbara e pochi altri che volevano fare un fronte comune per denunciare la situazione al mondo. Si pensi a quanti altri studi andavano più o meno in questo senso con più coraggio o prudenza, come l’ipotesi del papa eretico, legata a mgr Castro Mayer.

Ma il caporione de Nantes cella CRC aveva la sue idee di come «elaborare» la questione. Di modo che in piena notte li ha messi quasi tutti alla porta perché «scismatici»! È stata la doccia fredda su un iniziativa buona che poteva aprire gli occhi a molti. Invece. iniziò il periodo delle tesi personali con le trovate per giustificare la «legittimità`dell’occupante.

Il PRIMO “ LIBER ACCUSATIONIS ” CONTRO PAOLO VI

Il 10 Aprile 1973 l’abbé de Nantes venne a Roma con 10 fratelli della sua Comunità e sessanta delegati della Lega della C.R.C., a consegnare al Papa Paolo Sesto un “ Liber Accusationis ”, accusandolo davanti ai suoi propri Tribunali Ecclesiastici di eteroprassi (con la proc1amazione della Libertà re1igiosa, come diritto fondamentale dell’uomo, al quale nessuno puo impedire di propagare la sua re1igione o irre1igione) e di eterodossia (con la pratica del cu1to dell’uomo).

L’accusa era di eresia in atto, articolandosi in tre fasi complementari : l’Umanità messa al posto della Chiesa, la Carta dei diritti dell’uomo messa al posto de1 Vangelo, la costruzione della democrazia universa1e al posto del Regno di Dio. Il coro1lario di tutto questo è che la Re1ïgione è ridotta ad essere l’Animazione Spirituale della Democrazia Universale ed il c1ero ad essere al servizio di quest’utopia mortale per le nazioni.

Paolo VI invio la polizia italiana per impedire di varcare la porta del suo Palazzo, e più tardi quella del Palazzo del Sant’Uffizio, mettendo l’abbé de Nantes ed il suo gruppo di amici nell’impossibilità fisica di consegnare quel libro a qualsiasi funzionario della Curia e facendo cosi, Lui, il Giudice supreme e l’accusato in questa causa, ostruzione alla Giustizia cattolica romana.  Se la polizia italiana gli aveva impedito di consegnare questo « libello » che, giuridicamente, avrebbe dovuto aprire un processo di eresia, se fosse stato ricevuto ufficialmente, questo primo Libro di accusa è stato tuttavia pubblicato succesivamente a migliaia di copie in francese, ma anche in inglese, in tedesco, in italiano, in spagnolo….

LA TESI?

Paolo6 è l’unico (eretico) che ha il potere legittimo di giudicarsi sé stesso… papa!

Lagnanze più particolari : Paolo VI, per questo, aveva scelto il campo riformista contra il campo tradizionalista nella Chiesa, e il campo comunista nel mondo contra gli esponenti della destra autoritaria, cattolici e anticomunisti. Finalmente, a motiva di cio, Paolo VI si era rifiutato di ubbidire alle richieste della Vergine a Fatima e di pubblicare il suo “ Segreto ”.

IL “ LIBER ACCUSATIONIS SECUNDUS ”  CONTRO GIOVANNI PAOLO II

Il secondo Libro di accusa dell’Abbé Georges de Nantes contro Giovanni Paolo II, indirizzato sempre allo Papa regnante, considerato solo e supremo giudice della propria causa, prosegue sullo stesso registro. Egli inizia duramente con un’accusa capitale, fondata su un testo scelto tra “ cinquecento ”…. : Giovanni Paolo II spoglia Gesù Cristo, Figlio di Dio e Re del mondo, dei suai attributi divini, “ trascendenza ” o “ santità ” – e dei suoi attributi di Principe e Salvatore deI genere umano – la sua “ regalità ”, il suo “ profetismo ”, il suo “ sacerdozio ”– per rivestirne l’Uomo, ogni uomo, come proprietà inalienabili della sua sola essenza universale ed immutabile : l’uomo, in quanto Uomo, è trascendente e re !

L’abbé de Nantes oppone a questo “ umanesimo ” blasfemo un documento del magistero ecclesiastico tra cento altri, l’enciclica Quas primas di Ppio XI, che ricorda l’impero universale e l’autorità sovrana di Cristo Re su ogni realtà temporale o spirituale (11 dicembre 1925). E, fondandosi su una celebre Lettera di Sant’Ilario, dottore della Chiesa, egli ritiene che ogni sincero cattolico debba porsi, di fronte ad un Pastore della Chiesa che proferisce blasfeme, in un atteggiamento di “ legittimo sospetto ” e, conseguentemente, di “ ritiro di obbedienza ”.

*

Ecco, tanta valentia a parole, ma rimasta a vuoto, senza alcuna risposta. A quale giudice si tivolgeva? All’eretico e scismatico? Ciò non segue alcuna legge della Chiesa, né testimonia la verità, senon la tesi balorda in testa all’abbé de Nantes. Eppure, i suoi argomenti religiosi erano quelli saldi. Buona dottrina a servizio di una campagna anti MASDU; ultima conseguenza, questa Nuova Chiesa, che fa suo questo Nuovo Umanesimo, lavora alla trasformazione politico-sociale radicale della società attuale in vista di un Nuovo Mondo.

IL TERZO “ LIBER ACCUSATIONIS” CONTRO L’AUTORE DEL

CCC (CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)

Il 13 maggio 1993, è stato consegnato in Vaticano dall’abbé Georges de Nantes e da duocentoquarantasette rappresentanti della Controriforma Cattolica nel XXmo Secolo, un « Libro d’accusa per eresia, nei confronti dell’Autore del sedicente Catechismo della Chiesa Cattolica, catechismo d’orgoglio, catechesi di impostori ».

L’abbé de Nantes scrive a Giovanni Paolo II : « Non posso pensare, nè credere che Sua Santità sia l’autore e il garante di questo Libro. La mia denuncia è sporta « contro X » , e ció da al mio cuore il sollievo necessario, in questa agonia nella quale mi trovo per sembrare ergermi ad accusatore dei miei fratelli e dello stesso Padre, persuaso di servire con questo Dio, la Chiesa e la salvezza delle anime. »

La denuncia in eresia, ripetuta e argomentata dodici volte contro l’autore di questo Catechismo, davanti al Tribunale Apostolico del Papa, insieme a tutte queste iniziative valenti, a che cosa portarono? A un testimonianza per alcuni. Per la Chiesa a niente.

Gesù: Chi non raccoglie con Me, disperde. Lc 11, 14-23

La TESI «MTERIALITER-FORMALITER»

Su tale stramba tesi, che i loro seguaci intendono seguire fino alla fine del mondo, non vale la pena dilungarsi. Qui serve solo segnalare questa debolezza umana alla sua origine. Si pensi alla riunione dei preti francesi del 1969, decisi a accusare l’eresia di Paolo 6 e la Sede vacante insieme. Il seguito?: divisioni e stupidità. Dopo quelle «romane» di de Nantes appena descritte, quella del Padre Des Lauriers. Si noti come tutti furono portati dalla loro «sienza» a soluzioni personali aliene o contrarie alla legge della Chiesa: De Nantes al «papa eretico che giudica sé stesso»!; De Lauriers al «papa materialiter», entrambe tesi nel senso di spiegare questa contraddizione mostruosa nella Chiesa, invece di ripudiarla, conviverci. Che cosa mancava? La nozione di MALE ASSOLUTO, applicabile  alla «chiesa di G23» in poi.

Passo a parlare del mio ultimo libro è già maturato da qualche anno, senza trovare editore, malgrado la presentazione prestigiosa del conte Franco Bellegrandi. Sarà forse per la sua visione sull’origine e la continuità della rivoluzione del V2, CHE È UN SOLO BLOCCO; DA G23 A BERGOGLIO? Non si può affrontarla senza riconoscere tale realtà e… legarla alla Profezia di Fatima, dove la Madre di Dio a fissato una data.

L’ importanza di questa data, 1960, è incalcolabile per la Storia della Chiesa e dell’umanità, poiché aiuta a capire il momento in cui il luogo del BENE Assoluto, la Chiesa, è stato occupato da quelli del bene relativo, cioè della chiesa eumenista, cioè della chiesa del MALE assoluto. Si resiste a ammettere che un ometto come, Roncalli, G23, possa rappresentare tale MALE. Ma il voler cambiare la Chiesa di Dio, il BENE ASSOLUTO, racchiude tutto il suo contrario.

Ciò rimase sempre più chiaro dal 1960, a partire dalla data messa dalla Madre di Dio. Scordare l’importanza profetica di quest’anno per quello che seguì, resta imperdonabile.

La situazione ecclesiale si è volta verso il mostruoso bergogliesco, ma per una Chiesa la cui Tradizione resta impagliata nelle teste, sono le semplici verità ricordate in libri come il mio che restano tabù. Esso rischia di non essere pubblicato in questi tempi.

 

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HERESIA ARIANA E HERESIA CONCILIAR – SERÃO SEMELHANTES?

Alberto Carlos Rosa Ferreira das Neves Cabral

Escutemos o Papa Pio XII, em passagens da sua encíclica “Haurietis Aquas”, promulgada em 15 de Maio de 1956:

«Mas sòmente pelo Evangelho chegamos a conhecer com perfeita clareza que a nova Aliança estipulada entre Deus e a Humanidade – Aliança, perante a qual, a pactuada com Moisés,  entre o povo e Deus, foi sòmente uma prefiguração simbólica – é aquela que o Verbo Encarnado estabeleceu e levou à prática, merecendo-nos a Graça Divina. Esta Aliança é incomparàvelmente mais nobre e mais sólida, porque, à diferença da precedente, não foi sancionada com sangue de cabritos e novilhos, MAS COM O SANGUE SACROSSANTO, DAQUELE, QUE ESSES ANIMAIS, PACÍFICOS E PRIVADOS DE RAZÃO, PREFIGURAVAM: O CORDEIRO DE DEUS QUE TIRA O PECADO DO MUNDO (Cf. Jo 1,29; Heb 9, 18-28/ 10, 1-7).

Porque a Aliança Cristã, ainda maior do que a antiga, manifesta-se claramente como um Pacto, não inspirado em sentimentos de servidão, não fundado no temor, mas apoiado na amizade que deve reinar nas relações entre pais e filhos, sendo ela alimentada e consolidada por uma mais generosa distribuição da Graça Divina e da Verdade, conforme a Sentença do Evangelho de São João: “Da Sua plenitude todos nós participamos, e recebemos uma Graça sobre Graça. Porque a Lei foi dada pela Lei de Moisés, mas a Graça foi trazida por Jesus Cristo” (Jo 1, 16-17).  (…)

Com efeito, o Mistério da Divina Redenção é, antes de tudo e pela sua própria natureza, um Mistério de Amor; isto é, um Mistério de Amor Justo da parte de Cristo para com Seu Pai Celeste, a Quem o Sacrifício da Cruz, oferecido com coração amante e obediente, apresenta uma satisfação superabundante e infinita pelos pecados do Género Humano: Cristo, sofrendo por Caridade e obediência, ofereceu a Deus alguma coisa de valor maior do que o exigia a compensação por todas as ofensas feitas a Deus pelo Género Humano. Além disso, o Mistério da Redenção é um Mistério de Amor Misericordioso da Augusta Trindade e do Divino Redentor para com a Humanidade inteira, visto que sendo esta totalmente incapaz de oferecer a Deus uma satisfação condigna pelos seus próprios delitos, mediante a imperscrutável riqueza de méritos que nos ganhou com a efusão do Seu precioso Sangue, Cristo pode restabelecer e aperfeiçoar aquele Pacto de amizade entre Deus e os homens, violado pela primeira vez no Paraíso Terrestre, por culpa de Adão, e depois, inúmeras vezes, pela infidelidade do povo escolhido. Portanto, havendo na Sua qualidade de nosso legítimo e perfeito Mediador, e sob o estímulo de uma Caridade irradiante para connosco, conciliado as obrigações e compromissos do Género Humano para com os Direitos de Deus, o Divino Redentor foi, sem dúvida, O AUTOR DAQUELA MARAVILHOSA RECONCILIAÇÃO ENTRE A DIVINA JUSTIÇA E A DIVINA MISERICÓRDIA, A QUAL JUSTAMENTE CONSTITUI A ABSOLUTA TRANSCENDÊNCIA DO MISTÉRIO DA NOSSA SALVAÇÃO, tão sàbiamente expresso pelo Doutor Angélico com estas palavras: ” Convém observar que a libertação do homem, mediante a Paixão de Cristo, foi conveniente tanto para a Justiça como para a Misericórdia do mesmo Cristo. Antes de tudo para a Justiça, porque com a Sua Paixão, Cristo satisfez pela culpa do Género Humano, e por conseguinte, pela Justiça de Cristo foi o homem libertado. E em segundo lugar, para a Misericórdia, porque não sendo possível ao homem satisfazer pelo pecado, que manchava toda a natureza humana, deu-lhe Deus UM REPARADOR NA PESSOA DO SEU FILHO. Ora, isto foi, da parte de Deus, um gesto de mais generosa Misericórdia do que se Ele houvesse perdoado os pecados sem exigir qualquer satisfação. Por isso está escrito:”Deus, que é rico em Misericórdia, movido pelo excessivo amor com que nos amou, quando estávamos mortos pelos pecados, DEU-NOS A VIDA JUNTAMENTE COM CRISTO (Ef 2,4). (Summa Theol, III q. 46 art 1-3).»

É conhecido como a denominada heresia ariana, na sua fórmula mais fanática, constituiu mais pròpriamente uma apostasia, porque negando a Divindade de Nosso Senhor Jesus Cristo, arruinava a Verdade Evangélica e o Mistério da Redenção, e portanto a globalidade da Fé Católica. Nisto foi mais grave que o Donatismo, pois que esta heresia situava-se como um prolongamento do rigorismo montanista, o qual negava a validade dos Sacramentos conferidos por ministros em pecado mortal, pretendendo uma Igreja que só seria verdadeira se fosse absolutamente pura.   

Aparentemente, o Arianismo possuía determinados matizes, sendo os “anhomeus” os mais radicais na definição como pura criatura do Verbo de Deus. Já os denominados “homeosianos” declaravam que o Verbo de Deus era em tudo semelhante ao Pai. Todavia existe aqui um dislate muito grave, porque o Pai não possui uma Natureza semelhante à do Filho, mas sim A MESMA E ÚNICA NATUREZA DIVINA. AS TRÊS PESSOAS DA SANTÍSSIMA TRINDADE NÃO POSSUEM UMA NATUREZA IGUAL, MAS UMA NATUREZA ÚNICA.

Sabemos que o grande campeão da luta anti-ariana foi Santo Atanásio de Alexandria (295-373). Dos Papas, devemos destacar São Silvestre e São Júlio I. Condenado o arianismo, solenemente, no Sagrado Concílio de Niceia, em 325; o Imperador Constantino havia ameaçado com o desterro para aqueles que não subscrevessem as decisões desse magno concílio, o que teve como corolário muitas dissimulações. O próprio Constantino agia sobretudo por motivos políticos. Santo Atanásio sempre afirmou claramente que o autor do termo “CONSUBSTANCIAL” havia sido o Bispo Ósio de Córdova, o qual mais tarde haveria de fraquejar quando em poder da tirania ariana.

O arianismo era muito cómodo para espíritos anti-Católicos, porque rebaixava a Religião à categoria das realidades e invenções humanas.

Infelizmente, o Imperador Constantino – que nem era baptizado, e que era, pessoalmente, um vulgar criminoso, pois assassinou o filho Crispo e a mulher Fausta – começou a dar ouvidos aos amigos dos arianos, sobretudo a Eusébio de Cesareia, tendo as sentenças de exílio dos mesmos sido revogadas, enquanto Atanásio era deposto nos sínodos de Tiro e Antioquia. O sucessor de Constantimo, Constante, Imperador do Ocidente, manifestou-se sempre ardente defensor da Fé Católica; a ele e ao Papa São Júlio I se deve a realização do Sínodo de Sárdica, em 343, o qual ratificou e renovou solenemente as decisões de Niceia. Os Sínodos de Antioquia, em 344, e Milão, em 345, representaram novos triunfos para a causa católica liderada por Santo Atanásio e Marcelo de Ancira.

A morte do Imperador Constante, em 350, constituiu assinalável recuo para os católicos, pois que este Imperador sempre se assinalara contra Santo Atanásio, e nos sínodos de Arles, em 353, e Milão, 354, este santo foi condenado, e os bispos que não subscrevessem tal condenação foram desterrados. Atanásio permaneceu desterrado seis anos, e nesse período compôs as suas melhores obras.

A dolorosa questão do Papa Libério insere-se neste momento. O Imperador Constâncio fez comparecer perante ele este Pontífice, como se de um criminoso se tratasse, e como este não acedesse aos desejos do Imperador, que exigia a condenação solene de Santo Atanásio como paladino do combate anti-ariano, foi Libério desterrado por alguns anos, após o que pôde regressar a Roma. Muitos acusam-no de ter caído em heresia para a obtenção da sua liberdade. Este foi um dos casos discutido no Sagrado Concílio Vaticano I, a propósito da definição da Infalibilidade Pontíficia. Numerosos historiadores do passado, como Barónio e Bossuet, pensaram que na realidade Libério abandonou a Fé de Niceia, condenando Atanásio. Todavia tal defecção teria sido a título puramente particular, não envolvendo a função papal. O que, acrescente-se, é difícil de compreender e aceitar, em virtude da repercussão e das vicissitudes eminentemente públicas deste tipo de problemas. Todavia, a maior parte dos críticos, historiadores e teólogos, sustentam que Libério teria, sim, assinado a denominada terceira fórmula de Sirmio, que era defendida pelos semi-arianos (homeousianos) e que admite um sentido ortodoxo. São Jerónimo e Santo Hilário de Poitiers (o Atanásio do ocidente) defendem Libério, afirmando que este, vencido pela opressão moral, pelas doenças e pelas misérias do desterro, terá fraquejado, assinando o que lhe propunham. E tanto é assim, que após a sua libertação, Libério jamais manifestou qualquer sinal de comunhão com os arianos. As promessas de Nosso Senhor Jesus Cristo e as prerrogativas funcionais da Cátedra de São Pedro, NÃO SE OPÕEM A UM DESFALECIMENTO DOUTRINAL, OCASIONAL, DO ROMANO PONTÍFICE, CAUSADO PELOS SOFRIMENTOS, FÍSICOS E MORAIS, INFLIGIDOS, DESDE QUE TAL NÃO SEJA CORROBORADO PELA SUA ACTUAÇÃO POSTERIOR. O mesmo terá sucedido ao bispo Ósio de Córdoba.

Ainda sob Constâncio, e por iniciativa deste, foi reunido o denominado concílio de Rimini-Seleucia, em 359, pois que estava dividido entre estas duas cidades. Os católicos pretenderam renovar os Dogmas de Niceia, mas foram ràpidamente sobrepujados pelos arianos moderados, que fizeram aprovar a chmada quarta fórmula de Sirmio, sob a qual Constâncio pretendia unificar o Império. Por essa época, constatava  

São Jerónimo o domínio ariano, embora moderado, sobre toda a Cristandade. Só após a morte de Constâncio, em 361, e a ascensão imperial de Juliano o apóstata, este ordenou o regresso e a restauração dos exilados anti-arianos, iniciando estes, com grande liberdade e proficiência, uma campanha de esclarecimento junto dos muitos bispos, que de boa-fé haviam sido ludibriados pelos arianos. E o verdadeiro catolicismo consolidou progressivamente as suas posições.

Questiona-se, os Bispos arianos possuíam Jurisdição? Sómente aqueles que mantinham a intenção formal de fazer o que faz a Santa Igreja, cumprindo concretamente tal intenção. Isso exclui logo os arianos fanáticos, mas inclui aqueles que de boa-fé foram enganados.

Mas quem rejeita a Divindade de Nosso Senhor como pode possuir jurisdição? Aqueles que formal e positivamente rejeitam hostilmente a Divindade de Cristo NÃO POSSUEM, NEM PODEM POSSUIR JURISDIÇÃO, NEM TRANSMITIR OU RECEBER O CARÁCTER DA ORDEM, PORQUE NÃO PODEM TER A INTENÇÃO DE FAZER O QUE FAZ A IGREJA. MAS AQUELES QUE PASSIVAMENTE SE ENCONTRAM NUM ESTADO DE CONFUSÃO, DE INCERTEZA, DE TORPOR, PODEM TER A INTENÇÃO DE FAZER O QUE FAZ A IGREJA, CUMPRINDO CONCRETAMENTE TAL INTENÇÃO, E PODEM POSSUIR JURISDIÇÃO, BEM COMO TRANSMITIR E RECEBER O CARÁCTER DA ORDEM.

A resposta à questão que serve de epígrafe a este artigo é -NÃO! Na tragédia conciliar, o que se passou foi a invasão hedionda, premeditada, estudada, da face humana do Corpo Místico, por uma seita organizada para esse objectivo já há perto de dois séculos. Imaginemos que num estado devidamente hierarquizado e organizado, legiões de espiões de outro estado inimigo, se apoderavam paulatinamente de todos os cargos de chefia, civis e militares, sob a inocente aparência do regular funcionamento das instituições. Pois foi isso mesmo que sucedeu com a face humana da Santa Madre Igreja, invadida pela maçonaria internacional. Consequentemente, as semelhanças com a crise ariana são poucas. Mesmo que Libério tenha de alguma maneira negado a Fé do Concílio de Niceia, como já se referiu, fê-lo sob a inflicção de grandes tormentos morais e talvez físicos. Ora os “papas” conciliares obedeceram sempre, positiva e formalmente, a um plano concebido, exactamente, para destruir a Santa Madre Igreja, transformando-a numa realidade de interesse puramente arqueológico. Boa parte dos Padres conciliares encontravam-se formalmente comprometidos com esse plano. Ora nada disto sucedeu com a crise ariana, que nasceu de um esforço para tornar os Mistérios Sobrenaturais comensuráveis com a inteligência criada. Além disso, jamais se olvide, que no século IV, ainda estavam por explicitar muitos Tesouros Doutrinais e desenvolvimentos da sã Filosofia, que auxiliam sobremaneira a pensar o Mistério da Santíssima Trindade o menos imperfeitamente possível. Santo Agostinho nasceria em 354; São Tomás, nasceria nove séculos depois. Mesmo nas realidades mais sagradas jamais podemos cair no vício do anacronismo. A Providência Divina permitiu, e em certa medida quis, a crise ariana, como sucedeu com a crise do monofisismo, ou do monotelismo, PARA A SANTA IGREJA MELHOR EXPLICITAR AS INFINITAS RIQUEZAS DA REVELAÇÃO SOBRENATURAL. Não assim a “crise” da seita anti-Cristo, que na verdade não é uma crise, MAS UM CASTIGO POSITIVO PRÉ-ESCATOLÓGICO, que liquidou històricamente a Santa Madre Igreja como realidade social e cultural. As crises já mencionadas constituíram crises de crescimento e fortalecimento doutrinal e espiritual; muito pelo contrário, a tragédia conciliar É MORTE, SÓ MORTE,  quer institucional, quer morte eterna das almas, em número absolutamente assustador; e até morte terrena daqueles sacerdotes e leigos que morreram de desgosto, ou se suicidaram.

Nos anos sessenta e setenta, congeminava-se que tudo se reduziria a uma crise passageira que o tempo haveria de sarar e remediar. Mesmo Monsenhor Lefebvre pensou assim. O que não se compreende é que hoje ainda existam pessoas, que de boa-fé e por ignorância, pensem assim; e não se compreende, porque A GRAÇA E OS DONS DO ESPÍRITO SANTO FACULTAM POR VIA SOBRENATURAL, AQUILO QUE A INTELIGÊNCIA NATURAL, MUITAS VEZES, NÃO PODE ATINGIR. Tais pessoas não estão na Graça de Deus.

A Santa Madre Igreja foi vítima, sim, de um complot mundial das forças do mal, essa é que é a verdade. Não invoquemos a crise ariana e outras crises, para justificar a nossa inacção.

LOUVADO SEJA NOSSO SENHOR JESUS CRISTO

Lisboa, 6 de Agosto de 2017

Alberto Carlos Rosa Ferreira das Neves Cabral   

A CORRUPÇÃO DO ÓPTIMO É PÉSSIMA

 

Alberto Carlos Rosa Ferreira das Neves Cabral

Escutemos o Papa Pio XI, num trecho da sua encíclica “Mortalium Animos”, promulgada em 6 de Janeiro de 1928:

«Acaso poderemos tolerar – o que seria bastante iníquo – que a Verdade, em especial a revelada, seja diminuída mediante pactuações? No caso presente, trata-se da verdade revelada que deve ser defendida.

Se Jesus Cristo enviou os Apóstolos a todo o mundo, a todos os povos, que deviam ser instruídos na Fé Evangélica, e para que não errassem em nada, quis que anteriormente lhes fosse ensinada toda a Verdade pelo Espírito Santo, acaso esta Doutrina dos Apóstolos faltou inteiramente, ou foi alguma vez perturbada na Santa Igreja, em que o próprio Deus está presente como Regente e Guardião? Se o nosso Redentor promulgou claramente o Seu Evangelho, não apenas para os tempos Apostólicos, mas também para pertencer às futuras épocas, O OBJECTO DA FÉ PODE TORNAR-SE DE TAL MODO OBSCURO E INCERTO QUE HOJE SEJA NECESSÁRIO TOLERAR OPINIÕES PELO MENOS CONTRÁRIAS ENTRE SI? SE ISTO FOSSE VERDADE, DEVER-SE-IA IGUALMENTE DIZER QUE O ESPÍRITO SANTO, QUE DESCEU SOBRE OS APÓSTOLOS, QUE A PERPÉTUA PERMANÊNCIA DELE NA IGREJA, E TAMBÉM QUE A PRÓPRIA PREGAÇÃO DE CRISTO, JÁ PERDERAM, DESDE MUITOS SÉCULOS, TODA A EFICÁCIA E UTILIDADE: AFIRMAR ISTO, É SEM DÚVIDA BLASFEMO.

Quando o Filho Unigénito de Deus ordenou a seus enviados que ensinassem a todos os povos, vinculou então todos os homens pelo dever de crer nas coisas que lhes fossem anunciadas pelas “Testemunhas pré-ordenadas por Deus” (At 10,41). Entretanto, um e outro preceito de Cristo, o de ensinar e o de crer na consecução da Salvação Eterna, que não podem deixar de ser cumpridos, não poderiam ser entendidos a não ser que a Igreja propusesse de modo íntegro e claro a Doutrina Evangélica, e que ao propô-la, fosse imune a qualquer perigo de errar. Afastam-se igualmente do caminho, os que julgam que o Depósito da Verdade existe realmente na Terra; mas que é necessário trabalho difícil, com tão longos estudos e disputas para encontrá-lo e possuí-lo, que a vida dos homens quase não seja suficiente para tal,  como se Deus benigníssimo tivesse falado pelos Profetas e pelo Seu Unigénito, para que apenas uns poucos, e esses mesmos já avançados em idade, aprendessem perfeitamente as coisas que por Eles revelou,  e não para que preceituasse uma Doutrina da Fé e de costumes pela qual, em todo o decurso da sua vida mortal, o homem fosse regido.

Esses pancristãos, que empenham o seu espírito na união das Igrejas, pareceriam seguir, por certo, o nobilíssimo conselho da Caridade que deve ser promovido entre os cristãos. Mas dado que a Caridade se desvia em detrimento da Fé, o que pode ser feito? Ninguém ignora por certo que o próprio João, o Apóstolo da Caridade, que em seu Evangelho parece ter manifestado os segredos do Coração Sacratíssimo de Jesus, e que permanentemente costumava inculcar à memória dos seus o Mandamento novo: “Amai-vos uns aos outros”; vetou inteiramente até mesmo manter relações com os que professavam de forma não íntegra e incorrupta a Doutrina de Cristo: “Se alguém vem a vós e não traz esta Doutrina, não o recebais em casa, nem digais a ele uma saudação”(IIJo 10). Pelo que, como a Caridade se apoia na Fé íntegra e sincera, como que em fundamento, então é necessário unir os discípulos de Cristo pela unidade de Fé, como no vínculo principal.»     

 

Existe um abismo transcendental e infinito entre a Verdade e Bondade Sobrenatural Revelada, e o erro e o mal. “Bonum ex integra causa”, isto é: A Verdade e o Bem, para o serem, só podem ser íntegros, puros, perfeitos.

Deus é o ser infinitamente perfeito, logo a Verdade, que é a Sua Verdade, só pode conduzir as criaturas ao seu Criador. A Verdade do Fim ilustra a Verdade dos meios e dos fins secundários; na alma muito elevada em Graça, a contemplação bem como a operação moral logra, de alguma forma, unificar e simplificar, mìsticamente, estas três realidades.

Por necessidade metafísica e transcendental, a Verdade e o Bem, conhecidos Sobrenaturalmente, não toleram ser maculados pela menor mancha. Porque, por diminuta, materialmente, que seja a nódoa, o contraste extremamente profundo com a absolutamente excelsa dignidade das coisas de Deus, conhecidas sobrenaturalmente, insiste-se, repercute-se formalmente com extraordinária ampliação e poder destruidor – TORNA-SE PÉSSIMO. Neste quadro conceptual, desencadeia-se um processo que termina sempre e invariàvelmente com a total apostasia do sujeito, em associação com um descomunal aviltamento moral, tanto a nível individual, como no plano colectivo.

Nas coisas de Deus, na vida Sobrenatural, o dique, cognitivo e moral, ou se coloca bem a montante, ou o colapso é certo.

Não vou apresentar o Vaticano 2 como exemplo, em si mesmo, do que acabo de descrever, porque o princípio da liberdade religiosa, então promulgado, não constitui uma pequena nódoa, MAS JÁ DE SI MESMO IDENTIFICA E COMPORTA A APOSTASIA. Mas para se chegar ao Vaticano 2, percorreu-se um caminho: Para uns, já membros da maçonaria, a questão nem se coloca, PORQUE JAMAIS FORAM CATÓLICOS, A NÃO SER, POSSÌVELMENTE, DE BAPTISMO, toda a sua carreira foi realizada ao serviço da maçonaria, com aparências cristãs, antes e depois do amaldiçoado concílio. Mas houve uma maioria de prelados, como tenho referido, que não opugnaram qualquer hostilidade à invasão modernista, exactamente, PORQUE ACHANDO-SE, HABITUALMENTE, EM PECADO MORTAL, NÃO DISPUSERAM DA FORÇA SOBRENATURAL PARA ISSO ABSOLUTAMENTE NECESSÁRIA. Como é que essa maioria de bispos foi conduzida a tal situação? Deixando-se contaminar com o mal, cedência após cedência, leitura após leitura, sedução após sedução, permitindo que o Tesouro Sobrenatural da Graça, espelho fidelíssimo da Imagem de Deus, fosse impenitente e copiosamente deslustrado com o pecado venial plenamente deliberado. É certo que o pecado venial, mesmo deliberado, não elide o Hábito da Graça Santificante e da Caridade, dizemos DO HÁBITO, PORQUE O ACTO PRÒPRIAMENTE DITO DA CARIDADE TORNA-SE FREQUENTEMENTE IMPOSSÍVEL. Tal sucede, porque a alma fica moralmente enfraquecida, e tanto mais enfraquecida, quanto mais numerosos, graves e impenitentes forem os pecados veniais. O método da sedução e do envenenamento espiritual progressivo é sempre tanto mais eficaz quanto menos percebido.  

São Tomás explica que no pecado mortal a inconsideração da Lei de Deus suprime directamente o a Finalidade Sobrenatural da vida humana. No pecado venial, o Fim, enquanto tal, é conservado, EMBORA SE ALONGUEM DESNECESSÀRIAMENTE OS MEIOS A ELE CONDUCENTES. Assim se compreende como é fácil o trânsito do pecado venial ao pecado mortal.

É necessário que se afirme, que mesmo num bispo, E ATÉ NUM PAPA, as más leituras, realizadas com fins puramente lúdicos, SÃO PECADO MORTAL. Evidentemente, sabemos que os Bispos, integrando a Igreja docente, possuem a estrita obrigação de condenar os maus livros e deles defender os fiéis. Por isso eu referi “fins lúdicos”. No exercício das suas funções, os Bispos, e mesmo os fiéis munidos da necessária autorização do seu Bispo, podem ler tudo o que para tal for necessário. Estou evidentemente a falar de épocas de vida eclesiástica normal.

É conhecido como a encíclica “Pascendi”, e restantes medidas vigorosas de São Pio X, obliteraram a face mais ostensiva do aparelho exterior modernista; mas como a Santa Madre Igreja, não só não dispunha do apoio do braço secular, mas tinha todas as laicizadas potências civis contra ela, não logrou extirpar as raízes da heresia onde quer que esta se manifestasse externamente. Consequentemente, o modernismo continuou  vicejando nas almas, utilizando processos subliminais para caçar novos adeptos, entre almas em estado de Graça, mas sobretudo naqueles eclesiásticos e leigos cultos, que por viverem habitualmente em pecado mortal, poucas ou nenhumas defesas possuíam. E são precisamente esses desonestíssimos métodos subliminais, ignóbeis mesmo na vida civil, que permitiam colocar a primeira e discreta nódoa no maravilhoso e objectivamente infrangível edifício da Fé Católica; porque, como sabemos, as almas em estado de pecado mortal, e portanto moralmente enlanguescidas, possuem ainda a Fé informe, que os modernistas pretendem aniquilar, corrompendo-a num processo de degenerescência e abastardamento cognitivo e moral. Porque, PROCLAME-SE EM ALTOS BRADOS: TAL PROCESSO DE DEGENERESCÊNCIA E DE SEDUÇÃO, SÓ PODE ATINGIR A VERDADE E O BEM SOBRENATURAL. LÒGICAMENTE, O ERRO E O MAL, QUAISQUER QUE SEJAM AS SUAS MODALIDADES, JÁ ESTÃO PRIVADOS DE SER, JÁ ESTÃO, NO MÍNIMO, CHAMUSCADOS PELO DEMÓNIO. O ISLÃO, O PROTESTANTISMO, NÃO PODEM SOFRER PROCESSO ALGUM DE CORRUPÇÃO ESSENCIAL, POIS QUE ELES JÁ SÃO CONSECTÁRIOS DE PROCESSOS DE ADULTERAÇÃO AFINS.

Em síntese: Existiu toda uma operosidade pré-conciliar, que por discreta e subliminal, não foi menos real. Possuiu como objectivo semear, na esfera temporal, o Inferno no Céu, não directamente, mas suscitando uma certa relativização da Verdade e do Bem, ainda muito moderada, mas suficiente para eliminar a Graça Santificante e a Caridade, quando existiam, e desencadear um processo de apostasia, a várias velocidades, mas preparando activamente, sinèrgicamente, a fase final do Vaticano 2, em que, NO MAIOR CRIME DA HISTÓRIA, seria abertamente proclamado o direito dos homens a abraçar livremente a religião da sua preferência ou a não professar nenhuma, se nenhuma lhes agradar. Este, insiste-se, CONSTITUI UM PONTO DE CHEGADA, SÓ POSSÍVEL, PORQUE A CORRUPÇÃO DO ÓPTIMO FOI PÉSSIMA. Certamente que constituiu igualmente um ponto de partida: O DA INAUGURAÇÃO FORMAL DA IDADE PÓS-CRISTÃ, QUE SE SEGUE, IMEDIATAMENTE, À IDADE DO LAICISMO. Os recentes desenvolvimentos “bergoglianos”nada acrescentam de essencial, apenas explicitam formalmente todas as consequências dos nefandos princípios enunciados no Vaticano 2.

 

LOUVADO SEJA NOSSO SENHOR JESUS CRISTO

Lisboa, 31 de Agosto de 2017

Alberto Carlos Rosa Ferreira das Neves Cabral      

I – A VACÂNCIA APOCALÍPTICA NO SEGREDO DE MARIA SS. O 1º Sinal: o Milagre do sol com dia e hora marcada.

Pro Roma Mariana

 

 Um sinal profético como a Mensagem de Fátima, de evidência divina avalizada pelo Milagre do sol, é aviso sobre um evento de máxima gravidade para a vida da Igreja e dos homens que aconteceria «se»…

Sim, porque era aviso condicional para que todos os fiéis, especialmente clérigos, procurassem corrigir-se a fim de evitar esse mal extremo.

A verdade sobre  esse mal, revelando então a desgraça do inferno na outra vida, mas também neste mundo, com a demolição do Cristianismo no Ocidente e em Roma, foi censurada e invertida.

Quanto ao inferno ainda neste mundo, haveria que pensar nos muitos milhões de vítimas de angústias inenarráveis nas duas grandes guerras e no comunismo na Rússia.

E como se completaria na 3ª parte do Segredo essa série de desgraças profetizadas?

Viria em seguida ao 2º sinal.

Assim aconteceu com o Segredo da Profecia de Fátima, que não poderia ter sido…

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A DISPUTA ENTRE O PADRE COPLESTON E BERTRAND RUSSELL

 

Alberto Carlos Rosa Ferreira das Neves Cabral

Escutemos o Papa Leão XIII, num trecho da sua encíclica “Diuturnum Illud”, promulgada em 29 de Junho de 1881:

«As doutrinas inventadas pelos modernos sobre o poder político, causam aos homens grandes calamidades, e é de se temer que tragam para o futuro OS MALES EXTREMOS; pois, não querer derivar da Autoridade de Deus o Direito de mandar, OUTRA COISA NÃO É SENÃO ARRANCAR DA POLÍTICA O SEU ESPLENDOR MAIS BELO, E TIRAR-LHE SUAS FORÇAS MAIORES. E quando a fizerem depender do arbítrio da multidão, primeiramente afirmam uma opinião enganadora, e em segundo lugar, apoiam o principado num fundamento demasiado fraco e instável. Com  efeito, as ambições populares, como que estimuladas por aquelas opiniões, insurgir-se-ão com maior audácia e fàcilmente cairão em tumultos cegos e sedições abertas, com grande ruína da coisa pública. De facto, depois daquela a que chamam “Reforma”, cujos promotores e chefes combateram, com doutrinas novas, o poder Sagrado e civil, surgiram tumultos repentinos e rebeliões ousadas, especialmente na Alemanha, e isso com tanto incêndio de guerra doméstica e com tanta carnificina, que parecia não haver lugar livre de tumultos e não manchado de sangue.

Daquela heresia, se originaram, no século passado, a filosofia falsa e aquele Direito, que chamam “novo”, a soberania popular, e aquela licença que não tem limites, e que muitos julgam sòmente como liberdade. Disso se passou às pestilências recentíssimas do comunismo, do socialismo, do niilismo, MALES HORRENDOS, E QUASE A MORTE DA SOCIEDADE CIVIL. Contudo, muitos esforçam-se por ampliar a violência de tantos males, e sob o disfarce de aliviar a multidão, suscitam grandes incêndios e ruínas. Essas coisas, que agora lembramos, não são nem desconhecidas, nem muito afastadas.

Mas o que é mais grave, é que os Príncipes não possuem remédios eficazes em tantos perigos para restabelecerem a disciplina pública e pacificar os ânimos. Acautelam-se com a autoridade das leis, e julgam poder refrear os que perturbam a ordem pública com a severidade das penas, e justamente; porém, é necessário considerar sèriamente que nenhuma eficácia das leis poderá, sòzinha, conservar os Estados. Efectivamente, como ensina egrègiamente Santo Tomás, “O TEMOR É FUNDAMENTO FRACO, PORQUE OS QUE ESTÃO SUBMETIDOS PELO TEMOR, AO SE APRESENTAR UMA OCASIÃO EM QUE POSSAM ESPERAR A IMPUNIDADE, INSURGEM-SE CONTRA OS QUE PRESIDEM, TANTO MAIS ARDENTEMENTE, QUANTO MAIS, CONTRA SUA VONTADE, ERAM REFREADOS SÒMENTE PELO TEMOR.”E ainda: “PELO DEMASIADO TEMOR, MUITOS CAEM NO DESESPERO QUE OS LEVA A TODOS AOS MAIS AUDAZES ATENTADOS.”

A experiência explicou abundantemente quanto isso seja verdadeiro. Por isso é necessário encontrar um motivo MAIS ALTO E EFICAZ para a obediência, e estabelecer com firmeza que a própria severidade das leis NÃO PODE SER FRUTUOSA SE OS HOMENS NÃO SÃO LEVADOS PELO DEVER E MOVIDOS PELO TEMOR SALUTAR DE DEUS. Isso pode-se obter, especialmente, com a Religião, a qual com sua força influi sobre os ânimos e dobra as próprias vontades dos homens à obediência para com os superiores, não sòmente com o obséquio, mas igualmente com a benevolência e com a Caridade que, em toda a sociedade humana constituem o melhor guarda da incolumidade.»        

 

Esta disputa entre o Padre Jesuíta, inglês, Frederick Copleston (1907-1994), devidamente autorizado pelos seus superiores, e o “filósofo”, também inglês, Bertrand Russell (1872-1970) decorreu na Rádio BBC, em 1948, e versou sobre o tema da existência de Deus.

Bertrand Russell foi um escritor extremamente prolífico, Prémio Nobel da Literatura em 1950, polígrafo, possuindo uma orientação, tendencialmente empírica, extremamente liberal e agnóstica, na linha de Stuart Mill e David Hume, tìpicamente britânica. Fez muito mal com os seus escritos, destruiu muitas almas, todavia, nunca foi hipócrita, nunca quis aparentar o que não era, e o seu carácter frontal e corajoso contrastava com o de muitos que o atacaram.

O Padre Copleston, convertido do protestantismo, é autor de uma História da Filosofia em onze volumes, sendo um intelectual de muito elevada projecção. Neste debate Copleston esmaga o seu adversário com a Metafísica Tomista, a qual Russell jamais assimilou intelectualmente, até porque prestou pouca atenção à Escolástica, como se deduz da sua História da Filosofia Ocidental.    

Russell não assume posição rigorosamente ateia, prefere intitular-se agnóstico, mas é evidente que a concepção que possui de Deus é, essencialmente, grosseiramente, deformada, abastardada – logo aqui se verifica uma oposição insuperável entre Copleston e Russell.

Quando Copleston coloca, interrogativamente, a questão  absolutamente crucial, de que se não existe Deus, Criador e Senhor nosso, então não poderá existir qualquer valor absoluto, e a vida comportará apenas a axiologia que o homem lhe queira dar, o que equivale a afirmar que, nesse caso, o bem e o mal dependerão única e exclusivamente do arbítrio do mais forte; Russell será forçado a concordar de forma genérica.

Copleston produzirá então todo um raciocínio metafísico acerca da contingência das criaturas, em si mesmas, e em conjunto, e consequente impossibilidade de que Deus, que É por Si mesmo, não seja. Mas Russell argumentará que o princípio da causalidade só se aplica aos entes, e não ao Todo. O que se reconduz a considerar que a essência última do Universo é incriada; prova, provada, que o espírito humano não se pode furtar às exigências últimas dos Primeiros Princípios do Ser e da Inteligência, embora se engane nas conclusões. Efectivamente, Russell, lá bem no fundo, aceita que haja um qualquer substracto, mesmo muito indeterminado, acerca do qual SEJA ILEGÍTIMO INDAGAR-LHE A CAUSA. Só que para ele esse substracto não é Deus.

Russell também não se mostra receptivo a considerar as razões daqueles homens e mulheres que ao longo dos séculos ascenderam à união mística com Deus. Afirma ele, que também ao longo da sua vida terá passado por provas e transformações interiores, sem que as tenha atribuído a “qualquer coisa” exterior a si. Porque o grande problema de Bertrand Russell, como de toda a legião de ateus, agnósticos e modernistas, É A RECUSA OBSTINADA EM PERMANECEREM ESSENCIALMENTE SUBMETIDOS A ALGUÉM INFINITAMENTE VERDADEIRO E SANTO, E QUE É TAMBÉM CRIADOR DE TUDO E DE TODOS. Consequentemente, nem sequer logram em conceber rectamente a Deus Nosso Senhor, subvertendo absolutamente o conceito de verdadeira Religião.

Todavia, a questão mais substancial, mais dramática, e mais grave, colocada por Copleston a Russell, consubstanciava-se em saber quais as razões por ele invocadas para condenar os extermínios nazis. Sintèticamente, Russell responde: Pelos meus sentimentos.

De imediato Copleston contesta, sustentando que também os Nazis poderiam invocar os seus sentimentos para procederem da forma como procederam. FOI PRECISAMENTE AQUI QUE RUSSELL PERDEU A LIÇA. Pois não logou encontrar, nem podia, um fundamento Objectivo que dirimisse condignamente a questão. Na realidade, os ateus, agnósticos e modernistas, não podem deixar de defender, que em última análise, a distinção entre o Bem e o mal, É RELATIVA, CONTINGENTE, CADUCA, POIS SE RECONDUZ AO ARBÍTRIO DO MAIS FORTE E À CONSTITUIÇÃO BIO-SOCIAL DO INDIVÍDUO. E foi precisamente esse o baluarte de Russell – o sentimento comum da maioria dos homens e uma certa unidade racional da espécie humana; no que estava bem acompanhado pela quase totalidade dos “filósofos” dos séculos XVIII e XIX.

O sentimento comum da espécie, obtido por um certo positivismo sociológico e jurídico pode perfeitamente ser invertido em situações de crise grave, incluindo calamidades naturais e guerras monstruosas, como a História sàbiamente tem demonstrado, pois que tais fenómenos são consectários das maiores, mais infames e mais inumanas ruínas, indignas de seres racionais. Em particular, o século XX foi pródigo nesse tipo de exemplos, que aliás Russell teve oportunidade de testemunhar na sua longa vida.

Essa profissão de sentimentalismo social encontra-se na base do denominado “utilitarismo” gerado em Inglaterra por “filósofos” como Jeremy Bentham (1748-1832) – A maior felicidade para o maior número. Só que essa “felicidade” utilitarista, nasce e referencia-se totalmente no homem e suas grandes misérias. Russell filia-se fundamentalmente nessa família ideológica, totalmente incapaz de transcender as condições materiais e sensíveis deste pobre mundo. O referido sentimentalismo social está na base da democracia, mas é susceptível igualmente de derivar para o mais feroz totalitarismo, PORQUE TUDO É POSSÍVEL ONDE DEUS NOSSO SENHOR NÃO RESIDE.

A atrapalhação de Russell perante a insistência de Copleston na indagação de um fundamento perfeitamente objectivo, cognitivo, intelectivo, para os seus sentimentos, revela, também aqui, e mais uma vez, A REALIDADE DOS PRIMEIROS PRINCÍPIOS DO SER, DA INTELIGÊNCIA E DA MORAL, os quais não podem ser negados, mas sòmente mal aplicados. E essa transgressão constitui adequado corolário para a já referida recusa obstinada dos falsos filósofos  em submeter a criatura a Deus Nosso Senhor.

A confusão e desnorte de Russell perante a firme argumentação de Copleston é constitutiva DA FALTA TOTAL DE SENTIDO QUE A VIDA APRESENTA NESSAS CONDIÇÕES. Na realidade, se não há distinção, Objectiva, Eterna e Imutável, entre o Bem e o mal – PARA QUÊ VIVER? Se não existe uma regra de conduta de origem Divina, para quê incomodar-se seja com o que for, já que tudo é indiferente? Então o homem estaria colocado abaixo dos animais, os quais, pelo menos, possuem o instinto, que constitui um princípio de Ordem.    

A carência brutal de princípios revelada por Russell, É HOJE PATRIMÓNIO INESTIMÁVEL DE TODA A SEITA CONCILIAR. Particularmente, os falsos Papas da morte de Deus, desde Roncalli, inclusive, PENSAM COMO RUSSELL, sob mais ou menos disfarces. Com a diferença, que para esta gente, é o sentimentalismo social, assumido vital e evolutivamente, QUE É DEUS! Por isso proclamaram a liberdade religiosa, porque, evidentemente, esse sentimentalismo é susceptível de se encontrar presente em todas as ditas religiões e todas as culturas; e é claro nas encíclicas de Karol Wojtyla, que sob aparências e nomenclaturas cristãs, para ele, “deus” é um sentimento totalmente estéril e cego – IGUAL AO DE RUSSELL – que deve fecundar todos os homens, individual e socialmente, que deve, sem dúvida, evoluir para melhor, sempre, rumo ao ponto Omega, onde a total “divinização” será constitutiva da fase mais alta da “encarnação”. A este ponto não chegou Russell, mas sòmente em virtude da sua estirpe cultural britânica, pouco dada a tais voos.

Em síntese: Os mesmos princípios produzem, essencialmente, as mesmas consequências, e o afastamento dos princípios filosóficos e do Dogma Católico, jamais cessará de germinar os mais venenosos e aberrantes frutos, sempre com absoluto detrimento da verdadeira felicidade Sobrenatural, dos indivíduos, das famílias e das Nações.

P.S. – O texto do debate encontra-se na Internet, junto com a gravação original legendada em espanhol.

LOUVADO SEJA NOSSO SENHOR JESUS CRISTO

Lisboa, 23 de Setembro de 2017

Alberto Carlos Rosa Ferreira das Neves Cabral               

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